La mappatura aperta come dispositivo strategico per l’innovazione sociale e territoriale

Quando si parla di innovazione sociale e rigenerazione territoriale, mappare può non significare semplicemente rilevare dei dati o produrre un elenco di luoghi.
Se la mappatura è aperta, diventa un dispositivo di design, capace non solo di descrivere un territorio ma di leggerlo in profondità, interpretarlo con chi lo vive o lo amministra, renderne visibili le potenzialità latenti e orientare scelte, decisioni e pratiche di riattivazione.

La mappatura diventa così una leva strategica, tanto nei contesti urbani quanto nelle aree interne e montane, dove la conoscenza condivisa è condizione imprescindibile per costruire immaginari nuovi, politiche efficaci e interventi coerenti con le risorse e le fragilità presenti.

Mappare in maniera partecipata e condividere apertamente i risultati trasforma la conoscenza in azione, rendendo visibili le potenzialità nascoste dei territori.

1. La mappatura come metodo per leggere e orientare

La mappatura non è un semplice atto tecnico, ma un processo di lettura critica che permette di:
riconoscere spazi sottoutilizzati, in attesa, abbandonati;
individuare risorse materiali e immateriali;
far emergere relazioni, conflitti, vuoti e possibilità;
coinvolgere attivamente abitanti, amministrazioni e portatori d’interesse;
costruire una base conoscitiva che orienta scelte e priorità;
definire scenari di sperimentazione e riuso temporaneo.

È un esercizio di progettazione: non mostra soltanto “lo stato delle cose”, ma apre nuove possibilità di intervento.

 

2. Innovazione sociale nelle aree interne: perché la mappatura è indispensabile

Nelle aree interne – territori fragili, caratterizzati da dinamiche di spopolamento, lontananza dai servizi essenziali e vulnerabilità socio-economiche – la mappatura assume un ruolo ancora più decisivo.

Questi territori possiedono un grande potenziale ambientale, culturale e sociale, ma per attivarlo serve:
conoscere ciò che c’è, anche ciò che è invisibile o in disuso;
creare letture condivise, per superare narrazioni di marginalità;
sostenere amministrazioni piccole nella presa di decisioni informate;
dare forma a strategie territoriali realistiche e sostenibili.

La mappatura è un modo per ridurre la distanza tra amministratori, tecnici e comunità, costruendo uno sguardo comune sulle possibilità del territorio.

 

3. L’esperienza della Montagna Fiorentina

All’interno del percorso partecipativo Montagna Prossima e nel progetto Montagna Fiorentina (PNRR – Attrattività dei borghi, Linea B), la mappatura è stata una delle attività chiave di progettazione condivisa nei Comuni di Londa e San Godenzo.

Il lavoro svolto ha permesso di:
– costruire una geografia ragionata degli spazi (centri abitati e frazioni);
– distinguere tra spazi abbandonati, sottoutilizzati, sfitti, in attesa o in trasformazione;
– comprendere accessibilità, proprietà, grado di attivabilità, potenzialità d’uso;
– orientare le azioni di animazione temporanea e le scelte strategiche dell’amministrazione.

Il processo di mappatura è stato condotto in sinergia con l’intervento “Local Living Lab”, coordinato dall’Università IUAV di Venezia, che ha coinvolto studentesse e studenti del Master U-Rise in tirocini e project work sul campo a Londa e San Godenzo. Ringraziamo in particolare Deborah Canossini ed Elisa Giagnolini per la collaborazione.

Le quattro fasi della mappatura

Fase 1 — Analisi desk
– studio del contesto;
– istruttoria dei documenti tecnici comunali, piani urbanistici, etc.;
– ricerca di casi studio e metodologie di mappatura.

Fase 2 – Mappatura partecipata
– raccolta di segnalazioni online e offline da parte di cittadine e cittadini;
– rielaborazione e digitalizzazione delle segnalazioni.

Fase 3 — Sopralluoghi
– giornate di lavoro sul campo nei centri abitati e nelle frazioni:
– interviste informali con abitanti ed esercenti;
– raccolta di materiale fotografico;
– geolocalizzazione degli spazi su mappa digitale (es .MyMaps).

Fase 4 — Sintesi e confronto con le amministrazioni
– discussione dei risultati emersi dai sopralluoghi con amministratori e tecnici;
– integrazione o conferma della selezione degli spazi;
– individuazione delle priorità in ottica di animazione o riuso temporaneo.

Fase 5 — Schedatura e codifica
Per ogni spazio sono stati rilevati:
– proprietà, tipologia e funzione;
– stato (abbandonato, sfitto, sottoutilizzato, in degrado, ecc.);
– taglia;
– livello di accessibilità;
– attivabilità (tempi e costi di attivazione).

Questa fase ha permesso di costruire una base dati operativa utile a immaginare scenari e interventi futuri: spazi da narrare, spazi da ri-significare, spazi da ri-attivare e spazi in attesa.

Tesi di Deborah Canossini, master U-Rise, Università IUAV di Venezia
Tesi di Deborah Canossini, master U-Rise, Università IUAV di Venezia

4. Dalla mappatura agli scenari futuri

La mappatura non restituisce una fotografia statica, ma un dispositivo decisionale:
serve per immaginare usi, priorità, alleanze, investimenti, prototipi di attivazione e interventi di medio-lungo periodo.

Gli esiti del lavoro hanno portato a:
– identificare spazi strategici per attivazioni temporanee;
– orientare interventi culturali e comunitari;
– costruire un’agenda condivisa di azioni possibili;
– rafforzare il legame tra comunità, amministrazione e territorio;
– avviare una riflessione sulla “geografia degli usi temporanei” della Montagna Fiorentina.

Tesi di Deborah Canossini, master U-Rise, Università IUAV di Venezia
Tesi di Deborah Canossini, master U-Rise, Università IUAV di Venezia
Tesi di Deborah Canossini, master U-Rise, Università IUAV di Venezia
Tesi di Deborah Canossini, master U-Rise, Università IUAV di Venezia

5. Altri esempi: Place Out e Impetus

Nel progetto Erasmus+ Place Out! abbiamo coordinato una mappatura partecipata per individuare spazi con potenziale di rigenerazione insieme ai giovani di quattro territori non urbani europei: il Mugello per l’Italia, Badajoz per la Spagna, Chalkidiki per la Grecia e Gabrovo per la Bulgaria. Il processo, realizzato dai partner locali, è stato alimentato dalle informazioni ricavate da istituzioni del territorio, organizzazioni giovanili e altri soggetti interessati, seguendo una metodologia condivisa che ha unito ricerca desk e lavoro sul campo. Le mappe sono consultabili online.

Con il progetto Impetus, invece, stiamo attualmente collaborando insieme ad ANCI (capofila) e Regione Toscana ad una mappatura istituzionale insieme ai Comuni Toscani che entro il 30 novembre sono invitati a segnalare gli spazi e gli immobili inutilizzati o in via di recupero idonei a essere destinati a usi temporanei, con lo scopo di rilevare edifici vuoti o sottoutilizzati e predisporre strumenti per la loro riattivazione transitoria.

Abbiamo parlato della nostra esperienza sul tema della mappatura al webinar del 12 novembre Building Mapping in your Rural Area, insieme a Lucas Counter, project manager di RAUMSONDE, interessante progetto berlinese di mappatura di spazi culturali. Il webinar è stato organizzato da Rural Radicals, impresa culturale che lavora per potenziare e arricchire gli spazi creativi e le comunità non urbane.

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